Qualche tempo fa mi scrive Vittori De Agrò dicendomi che ha scritto una biografia, la sua, dunque un autobiografia e che la pubblicata con un piccolo autore (sono onesta penso subito che ha pagato per farlo) la biografie piacciono come le verdure ai bambini se aggiungiamo che lui è un perfetto Mr. Nobody il gioco è fatto.

Mi assicura di no, di non aver pagato e non ho motivo di credere il contrario. (si è innocenti fino a prova contraria)

Dunque l’autobiografia in questione è “Essere Melvin Cavinato” di Vittori De Agrò edito da Cavinato editore international.

Come vi ho accennto è un’ autobiografia e sinceramente non capisco cosa lo scrittore si aspetti da me. non posso certo dire se dal mio punto di vista la trama funziona visto che stiamo parlando della sua vita, ne dire se i personaggi sembrano reali o no, e allora che gli dico?

Niente perché non c’è niente da dire sul libro in se per se, più che altro si potrebbe discutere sul perché ha deciso di pubblicarlo.

Lui si è giustificato dicendo che scriverlo era terapeutico e che gli italiani scrivono perché è terapeutico (nulla da ridere sul fatto che possa essere un ottima medicina contro lo stress ma aggiungo che se si arriva a pubblicare certa roba è perché l’orgoglio, anzi la presunzione ci porta a farlo soprattutto quando si arriva a spendere 500 euro per pubblicizzare il prodotto in radio per poi ammettere con sgomento che nessuno ha comprato il proprio libro. Se penso a tutti i bambini che poteva sfamare con quei soldi mi ribolle il sangue nelle vene, e poi ha anche avuto l’indecenza di dire che se il suo romanzo autobiografico non ha venduto è perché:

GLI ITALIANI HANNO GUSTI DIFFICILI!

Ho cercato di spiegartelo per messaggio e te lo ripeto qui. si può scrivere un autobiografia anche se non si è famosi, c’è chi l’ha fatto.

Ti ho fatto l’esempio di Christiane F. noi i ragazzi dello zoo di Berlino è il più famoso che c’è ha ispirato milioni di adolescenti.

Ma quando fu pubblicato la droga, la prostituzione era tutto un tabu. La storia ha alimentato la curiosità delle persone che erano ignoranti sull’argomento. Non sapevano come tutelare i figli perché non avevano idea da chi lì dovevano proteggere.

Scrivere oggi una storia analoga non avrebbe lo stesso successo. Perché? Perché non porta niente di nuovo a quello che già è stato detto. Ed è proprio questo il problema di questa autobiografia, tratta di argomenti di cui si è parlato spesso e lo fa in un modo per nulla innovativo. Non c’è niente in questo libro che io non sapessi già da me!

 

Recensito da Maria Donata Tranquilli

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